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Vite parallele

Scritto da: Blog Admin il 26 Maggio 2011

Eppure Jacopo hai ragione; ad una certa ora solo il divino Plutarco può consolarci di questa sciagurata umanità facendoci volgere lo sguardo ai pochi illustri uomini che non brillarono mai di luce riflessa. Se in queste vite si è raccontato di storia, questo desiderio sana l”illusione di stemperare tristezze della vita gratificando il nostro amor proprio.

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Il peggio è anche la verità

Scritto da: Blog Admin il 25 Maggio 2011

È ora di finirla! Di aprire le finestre, fai circolare l’aria, ripulire l’ambiente!

Siamo rimasti seduti troppo a lungo in quest’atmosfera fumosa e viziata, ascoltando le stesse vecchie, stupide storie; e più le ascoltavamo più ci sembravano vere, nobili, inevitabili.

Ci siamo convinti, ci siamo lasciati convincere, ci ha fatto comodo lasciarci convincere che siamo individui pieni di virtù: umili, generosi, altruisti. Che spesso sbagliamo, certo, per precipitazione, per inettitudine, per ignoranza. Ma con altrettanta prontezza siamo in grado di ravvederci: di ritrovare la retta via e seguirla. Che siamo sensibili al bene comune, che simpatizziamo istintivamente con il prossimo, che godiamo quando la nostra vita è in armonia con la sua. Che, se non riusciamo a realizzare quasta armonia, è perchè qualcosa è andato storto nella nostra famiglia o nella nostra educazione e ha corrotto il nostro originario buon seme. Che basterà riparare quegli errori e guardarsi dal commetterne di nuovi per aprire all’umanità un destino felice, concorde e soprattutto proficuo, degno di un’autentica società per buone azioni.

Quante fandonie! Quanto poco ci conosciamo! Quanto poco ci interessa o ci conviene conoscerci! Discutiamo della nostra natura senza mai osservarci davvero, accontentandoci di vaghe generalizzazioni, di schematismi astratti, di riferimenti a un onnipresente e stolto buon senso. Diamo credito a quel che sappiamo e abbiamo sempre saputo, di cui siamo sempre stati coscienti, senza capire che questa coscienza è un paravento, uno stratagemma destinato a nasconderci da noi stessi, a proiettare un’immagine edificante delle nostre motivazioni e delle nostre tattiche.

Per conoscerci dobbiamo non tanto sentire quel che diciamo ma guardare quel che facciamo, con scrupolosa attenzione, non trascurando neanche la più piccola smorfia, il più lieve trasalimento. Dobbiamo procedere senza pietà, evitando di sovrapporre le nostre illusioni ai dati, di ingentilire il quadro delle circostanze, aspettandoci anzi sempre il peggio, perchè di solito il peggio, quel che il nostro buon cuore giudicherebbe tale, da cui sfuggirebbe con raccapriccio, è anche la verità.

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